A ciascuno il suo... albero di Natale PDF Stampa E-mail

Una semplice guida per una migliore scelta dell'albero

albero_thiella

 

E allora è arrivato Natale. Anche quest’anno le stagioni del giardinaggio si sono susseguite puntuali l’una all’altra, regolari e precise a farci ragionar di giardinaggio, di piante di stagione, di manutenzione, dei nostri spazi verdi. Arrivato è ora anche dicembre con il tema del mese, un po’ giardinaggio un po’ decorazione: il Natale, gli addobbi, l’albero. Ci piace quest’anno ragionare in termini ecologici anche su questo tema, non una crociata contro il “classico” abete natalizio, ma una sorta di giro d’Italia alla scoperta di possibili alternative locali all’albero della tradizione.



albero_abete

albero_bosso

albero_agrifoglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ un ragionamento che coinvolge questioni diverse come la rivalutazione di varietà autoctone, la preservazione della biodiversità, il favorire l’attività di aziende agricole locali. Molte specie di alberi e arbusti autoctoni, tipici delle diverse aree geografiche d’Italia, possiedono infatti caratteristiche ornamentali altrettanto, se non addirittura più interessanti rispetto al tradizionale albero di Natale.

La tradizione di quest’ultimo, a guardar bene, è relativamente recente ed importata dai Paesi d’oltralpe, dove l’abete rappresenta per lo più un elemento tipico della flora locale. Nulla perciò che ci impedisca di cercare altrove delle alternative più adatte.

Ogni regione d’Italia ha almeno una sua pianta ideale, che in questo periodo dell’anno, si trova comunemente nelle campagne. Il Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali ha compilato un elenco di piante autoctone di stagione che possono adeguatamente svolgere la funzione di albero di Natale in alternativa al solito abete rosso.

Proviamo a vederne qualche esempio: per l’Abruzzo l’agrifoglio, la quercia spinosa per la Basilicata; per la Calabria il pino loricato; in Campania l’olivastro; salendo in Lazio troviamo l’alloro, in Emilia Romagna il bosso. Ci piace cercare il ginepro in Lombardia e in Friuli il pino nero. Decisamente più mediterranei il carrubo in Puglia, il corbezzolo in Sicilia e il mirto in Sardegna. Originali le tamerici per le Marche, l’alaterno per il Molise, per l’Abruzzo l’agrifoglio e il bel leccio per l’Umbria. Mentre a Bolzano è più adatto il pino cembro, a Trento potremmo usare l’abete rosso a differenza che da noi, in Veneto, dove più correttamente dovremmo scegliere l’abete bianco. Insomma l’abete di Natale non è detto sia proprio sempre “abete” e soprattutto non è “pino”, come molti genericamente lo chiamano…

Ovviamente la stessa specie può essere presente in più regioni e perciò correttamente utilizzata anche fuori confine per gli addobbi di Natale. Si deve osservare infatti come, in ciascuna regione vi siano varie fasce climatiche che presentano caratteristiche e vegetazione simili a quelle di altre regioni ad altra latitudine e diverse invece da quelle geograficamente più vicine. Correttamente quindi la ricerca del nostro albero, oltre che di quanto sopra elencato, deve tener conto di tutti questi elementi per arrivare a scegliere alla fine tra numerose varietà ecologicamente compatibili con il nostro territorio e con le sue caratteristiche climatiche. Vale a dire cioè che, l’abete bianco, nel caso che più ci interessa, è pianta sì dei nostri monti, ma vive in natura ad un’altitudine non inferiore ai seicento metri, nei boschi misti, soprattutto assieme al faggio e non è correttamente ambientata nei nostri giardini di pianura. Se volessimo perciò conservare poi la pianta, teniamo conto di doverla piantare piuttosto nella casa in montagna, al limitare del bosco che non nel giardino di città. Scegliamo in alternativa qualche specie che vive anche in altre regioni, ma alla nostra altitudine e in condizione climatica simile.

Vantaggio non indifferente allora sarà quello di aver utilizzato una pianta non destinata ad “ingombrare” inutilmente il terrazzo od il giardino, con scarsa valenza estetica, destinata a perire a causa delle caratteristiche pedoclimatiche locali avverse, o a sopravvivere in condizioni quantomeno discutibili fino a che qualcuno, mosso a pietà la abbatta o la porti, direttamente col suo vaso, all’isola ecologica più vicina.

Diversità, biodiversità, estetica e natura, l’albero di Natale racconta qualcosa di noi, e se non albero che sia addobbo, ghirlanda, corona d’avvento, il discorso è il medesimo. Anche un fascio di fronde di salice piegate a formare un cerchio decorato con nastri alla fine ci dice qualcosa rispetto alla nostra diversità, all’attenzione autentica alle tematiche del verde, alla conoscenza del territorio in cui viviamo.

 

Schede:

 

ABETE BIANCO, unica specie del genere Abies spontanea in Italia. Sulle Alpi forma ampie foreste sia allo stato puro che in consociazione con il faggio e l’abete rosso. Sull’appennino era abbondantemente diffuso consociato al faggio. Il legno è leggero e tenero, raggiunge altezze fino ai 60 metri. Vive bene oltre i 600 metri di altitudine.

 

BOSSO, Buxus sempervirens, ci è familiare come siepe sempreverde o alberello topiato in varie fogge. Specie indigena che ama i suoli calcarei,diffusa nel sottobosco dal livello del mare alla zona montana. In passato molti esemplari raggiungevano dimensioni ragguardevoli, può arrivare ad 11 metri. Pianta tanto pregiata, quanto lenta nella crescita.

 

AGRIFOGLIO, Ilex aquifolium, in alcune regioni inserito nella lista delle specie protette, di bellissimo aspetto in inverno per le foglie lucenti e le drupe colorate che solo le piante femminili portano. Comunemente noto come cespuglio, raggiunge anche i 20 metri di altezza. Ama il sottobosco e la mezz’ombra, sta meglio in collina.

 

di Paola Thiella

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