Sindaco di Thiene da quasi tre anni, lunga carriera politica alle spalle, profonda cultura: questa è Mariarita Busetti che non solo si impegna per la sua città a tempo pieno, ma è anche donna di famiglia, di cultura e di sport.
Già dalle prime battute mi appare fiera e combattiva, ma con un sorriso dolce e comunicativo che ti spiazza.
Sindaco, come nasce il suo impegno politico?
Non mi sono mai interessata di politica fino al ’92, in quanto insegnavo e, comunque, la mia laurea umanistica mi soddisfaceva.
In quel periodo, però, mi arrabbiai con il governo, perché ritenevo la situazione veramente problematica e, essendo io un’insegnante di storia e una convinta federalista, decisi di scegliere quel partito che mi avesse garantito il federalismo. L’unico partito che ne parlava, all’epoca, era la Lega, per cui entrai nella sezione di Vicenza e mi iscrissi.
Questo è l’inizio, da quel momento fui “impiegata”, avendo io una cultura storica e dando la mia disponibilità. In quel momento assai strano, che era quello del cambiamento di alcune amministrazioni locali, mi inserirono prima a Piovene, come segretario di sezione, poi a Thiene, nella lista dell’allora sindaco e così iniziai il mio percorso, che non era stato preparato, ma che, nell’arco degli anni, mi portò a capire che potevo far qualcosa per il territorio.
Divenni assessore al sociale con l’allora sindaco Maino, poi vicesindaco sotto l’amministrazione di Attilio Schneck.
Quest’ultimo fu rieletto e avrei dovuto essere nuovamente assessore, ma fui chiamata in porvincia come assessore ai trasporti.
L’allora Presidente Dal Lago mi disse: “Ti do un incarico che non ha nulla a che vedere con la tua esperienza: i trasporti.” Ci ho pensato un attimo e mi sono detta - non vorrai mica che un uomo lo faccia e una donna no -.
Studiai per mesi intensamente e, a settembre, iniziai questa importante esperienza provinciale: è stata una grande maturazione e lavorare con il Presidente Dal Lago, brava e rigorosa, mi ha insegnato tante cose.
Quando Schneck ha finito il suo mandato e Thiene chiedeva un sindaco, ho pensato che potevo dare alla città l’esperienza che avevo acquisito in dieci anni e la mia conoscenza, maturata attraverso il sociale, la scuola, la cultura, i trasporti e che potevo cercare di valorizzare la città.
Mi sono proposta e i cittadini hanno risposto positivamente.
L’essere donna l’ha costretta a dover dimostrare di più?
Sicuramente si, anche se per la mia esperienza scolastica, ho sempre insegnato in una scuola maschile e gli sport che pratico sono tutti, stranamente, riservati ai maschi: quindi ho potuto collaborare molto con gli uomini e devo dire che si lavora bene insieme, però, bisogna sempre dimostrate quotidianamente di avere quelle capacità che vengono date per scontate negli uomini.
In realtà, la donna ha sfaccettature e qualità più ampie, che le vengono da una vita ricca di momenti diversi: è madre, è moglie, è lavoratrice, è donna di cultura.
Deve dividere la sua giornata, il suo tempo, il suo modo di essere; l’uomo, di solito, è abbastanza incanalato nel ruolo che ha e quindi è molto più profondo in un settore, ma molto meno vasto nelle conoscenze.
Sono due forme diverse di intelligenza e di sensibilità. Però sono abbastanza aggressiva di carattere, quindi se ritengo di fare qualcosa di corretto, lo difendo fino in fondo senza paura.
A proposito, che sport pratica una donna cosi forte?
Ho il porto d’armi, sparo con il fucile, pratico il parapendio, sono cintura nera di karate. Spesso, quando dico queste cose, credono che io sia un sorta di virago, ma, in realtà, adoro essere donna, vestirmi da donna e portare i tacchi.
Perché, a suo parere, così poche donne partecipano alla vita politica?
Credo principalmente a causa di due fattori, il primo è che molte hanno un’autostima relativa; non si sentono all’altezza di affrontare un impegno politico, considerandolo superiore alle proprie forze.
Questo perché la storia ci insegna che la donna ha sempre avuto dei ruoli che dovevano essere complementari e questo ruolo complementare è rimasto segnato nel DNA femminile.
La nostra è una cultura di tipo patriarcale, è vero che la donna ha acquisito parità di diritti e di doveri, però rimane ancora questo concetto, che la donna in politica deve somigliare all’uomo; in realtà, secondo me, la donna ha qualità eccezionali per la politica, perché, quest’ultima, altro non è che il buon senso con cui si dovrebbe guidare o proporre soluzioni per i cittadini e il sistema.
La donna ci arriva un po’ prima, perché di buonsenso ne deve avere tanto, visto che ha il marito, i figli, la casa, gli anziani.
Bisogna anche dire che molte donne prediligono il ruolo della comparsa, è più comodo che impegnarsi in prima persona.
Altra componente è che la donna è molto impegnata, di solito la famiglia grava su di lei per la sua organizzazione, e famiglia non significa solo i figli, ma anche gli anziani.
Allora, o la donna, che è bravissima a farlo, si organizza, oppure non fa il passo in avanti, proprio perché non si sente all’altezza di aggiungere anche l’impegno politico a tutto il resto.
Fare politica toglie molto tempo libero, pensi che sono due mesi che non riesco a usare la mia vela per parapendio.