Davide sa come si raccontano le cose. Vive di musica e per la musica, scoperta, ancora bambino, grazie a sua madre che registrava con il mangiacassette le canzoni della radio, per poi riascoltarle, fin dal mattino a colazione. Anche la maestra si era accorta del suo talento musicale, tanto da accompagnarlo da un compagno di classe che suonava il pianoforte. Quando Davide lo ascoltò per la prima volta, si commosse tanto da piangere. La sua via era tracciata, dopo tre anni di conservatorio scelse il suo strumento: la chitarra, fino a che ha iniziato a comporre. Davide, parlaci del tuo essere cantautore. Mi è sempre piaciuto leggere, soprattutto poesie, e scrivere. Verso i quindici, sedici anni, ho unito la scrittura con la musica e sono nate le prime canzoni che ho tenuto assolutamente segrete. Intanto si è avvicinata l’età della leva, io, che non credo nelle armi e nella violenza, ho scelto di fare il servizio civile, così, proprio durante quell’anno, ho conosciuto un amico: Enrico. Parlando, gli ho confidato la mia passione per la musica e gli ho fatto ascoltare alcuni pezzi miei. La sua risposta è stata entusiasta, tanto da accompagnarmi da un suo amico che aveva uno studio di registrazione a Rosà: Diego Piotto. A lui ho fatto sentire quattro pezzi e subito mi ha messo il microfono davanti e abbiamo registrato. Non solo, la settimana dopo, dietro mie indicazioni, mi ha fatto trovare in sala di registrazione tutti gli elementi di cui avevo bisogno per suonare al meglio e abbiamo inciso una canzone che è stata portata in molti concorsi ed è arrivata sempre in finale, da Castrocaro, a Roma, a Torino, eravamo nel 1998. La tua formazione musicale quel’è stata? Al conservatorio si suonava solo musica classica, che a me inizialmente non piaceva, infatti, ascoltavo essenzialmente cantautori: Bob Dylan soprattutto. Credo di aver iniziato a scrivere canzoni dopo che ho comprato il vinile “Desire” di Dylan e, ascoltandolo, mi sono detto che anch’io avrei voluto fare così, proprio come lui. Dove ti si può ascoltare? Non suono più per locali, preferisco i teatri o spazi diversi, ambienti che mi calzano meglio. Vado anche in luoghi dove la musica non c’è. Ho dato vita a “Mi rifugio in tour”, tra giugno e luglio vado a suonare nei rifugi delle nostre montagne, portando con me alcuni ospiti musicali o un poeta o un pittore. In pratica, arriviamo al rifugio a piedi, godendoci il cammino e portandoci dietro gli strumenti, poi si suona e si mangia. Io non devo mantenermi con la musica, ho un lavoro e perciò, suonando solo per passione, posso scegliere se e dove suonare. È per questo che sono passati dieci anni tra il primo disco e il secondo. Ho aspettato ad incidere quando avevo qualcosa da dire veramente. Parliamo del tuo ultimo cd. È in distribuzione in provincia, si può trovare su iTunes e anche sul mio sito, che riporta anche le date dei concerti. Nel disco suonano con me Andrea Ballarin che è stato anche coautore di alcuni pezzi e che sarà coautore nel prossimo cd, Alessandro Filippi al basso, Giovanni Forestan, che viene dalla band di Paolo Belli, ai fiati; Luca Nardon alle percussioni, Giuliano Cremasco alla fisarmonica, il corista è Guiseppe Lopizzo e lui lavora anche per Elisa e al festival di Sanremo. Aria Buona ha avuto buone recensioni e questo è proprio un disco come doveva essere, lo abbiamo registrato in soli cinque giorni, ma per arrivare alla realizzazione dell’idea, ci sono voluti anni. Nel tempo ho avuto modo di lavorare anche con grossi produttori, ma non ho mai voluto essere dirottato sul pop o sul commerciale, piuttosto ho lasciato perincontrati e l'intesa è perfetta.ere. Con Andrea Ballarin mi capisco davvero bene, dopo le esperienze passate ci siamo e ci siamo incontrati e l'intesa è perfetta. Di cosa ti piace parlare nelle tue canzoni? I temi che tratto sono vari, sociali, l’amore, la montagna, il territorio. Dipende da cosa vivo, sono esperienze che sento personalmente, non scrivo di fantasia, uso la fantasia solo in quello che ho vissuto. Per esempio “La pallottola”, un brano scelto dall’associazione Libera di Don Ciotti, è una canzone che parla di mafia. Io non ho conosciuto direttamente la mafia, ma, attraverso le persone incontrate in questa associazione, come Piero Grasso e Roberto Saviano, ho respirato la mafia attraverso loro e l’ho vista a Palermo; così mi è arivata l’ispirazione per questa canzone. www.davideperon.it
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